Metallica Hardwired… To Self-Destruct, 30 anni e non sentirli

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Metallica Hardwired… to Self-Destruct – I Metallica tornano dopo 8 anni di silenzio e lo fanno in grandissimo stile, con un album che riassume 30 anni di carriera in 12 tracce che spaziano dai riff taglienti old-style alle melodie più malinconiche del periodo Load-Reload. Anche la produzione, per fortuna, questa volta non sbaglia il colpo.

Diciamolo subito, i Metallica questa volta vincono senza mezze misure. Il nuovo Hardwired… to Self-Destruct accontenterà tutti, sia i fan della prima ora che quelli del periodo “di mezzo”, ovvero quello dell’evoluzione post-black album. Se St. Anger e Death Magnetic avevano lasciato l’amaro in bocca per alcune scelte particolari nella produzione, questo nuovo lavoro è, per la band, l’apice della produzione degli ultimi vent’anni. Nelle 12 tracce si possono ritrovare tutte le caratteristiche migliori degli album precedenti, dai riff taglienti che faranno dondolare la testa come giovani metallari della prima ora, alle ballad dal sound cupo del periodo Load-Reload. Non mancano nemmeno gli assoli, le doppie voci e le performance di alto livello di Hetfileld, il basso poderoso e finalmente presente di Trujilio e la batteria solida e precisa di Hulrich.

Il nuovo Hardwired… to Self-Destruct accontenterà tutti, sia i fan della prima ora che quelli del periodo “di mezzo”, quello dell’evoluzione post-black album.

Si tranquillizzino anche coloro i quali temevano gli esperimenti arditi di produzione, come il rullante a barattolo di St. Anger o le chitarre iper sature di Death Magnetic. Stavolta è tutto al posto giusto, con un suono potente e mai oltre le righe. Le chitarre sono il vero capolavoro, la distorsione è granitica ma mai artefatta. È ben percepibile una grana spessa che restituisce un suono grasso e preciso, di cui si apprezzano le pennate e le mitragliate in Palm muting. Ottimo il lavoro di Trujilio che finalmente si fa sentire con un basso imponente che, seppur suonato con le dita, suona come fosse martellato col plettro. E infine Hammet, apparso stanco e annoiato sulle prime tracce rilasciate questa estate, è stato capace di un ottimo lavoro su altre inedite come Halo on Fire.

Capolavoro quindi? Difficile che un gruppo con più di trent’anni di carriera riesca davvero a creare un capolavoro assoluto. Quello è un compito che sta ai giovani, che devono portare una ventata di aria fresca mescolando e sperimentando. Ai metallica va comunque riconosciuto l’onore di aver osato tantissimo con dischi coraggiosi – e a nostro modo di vedere ottimi – che hanno sperimentato molto. Leggasi St. Anger o Lulu. In fondo, col successo che hanno avuto, chi gliel’ha fatto fare? Nonostante ciò sarebbe ridicolo se si andassero a infilare in generi che non sono nel loro DNA, se scimmiottassero altre correnti solo per far finta di essere innovativi. L’innovazione spesso si fa semplicemente non accomodandosi sugli stessi cliché che  hanno decretato il successo, riciclando le stesse formule. E Hardwired non ricicla proprio niente. È aria fresca, musica veloce, ritmata, ben composta e arrangiata, con brani da eseguire sul palco e altri da cantare a squarciagola in macchina. Un album ben fatto che se non merita il 10, gli arriva molto molto vicino.

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Franco Aquini è un consulente informatico che si occupa principalmente di Content e Web Marketing. Da anni scrive per le più importanti testate cartacee e sul web, pubblicando su dday.it, corriere.it, Media World Magazine, Monclick.it e altre. Offre consulenza nel campo del posizionamento sui motori di ricerca (SEO) e nelle campagne di advertising di Google, Facebook e LinkedIn.

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