A cosa servono i Tablet? (Parte 3)
0[youtube http://www.youtube.com/watch?v=T93CIx6Dq0o]
Per questa terza parte del post sull’utilità dei Tablet, non posso non dedicarne uno interamente all’argomento musica. Parlando di iPad, come solitamente faccio, viene chiaramente in mente il più popolare di tutti Garage Band, l’incredibile app di Apple che per 3,99€ offre un software spaventosamente potente. Come qualcuno di voi già saprà, Garage Band è il fratello minore di una serie di altri software per fare musica più professionali. La sua vocazione “per principianti” viene ancora più esasperata in questa versione iPad che propone delle modalità automatiche di generazione delle singole parti strumentali. Ma la vera novità, strabiliante, è proprio legata a quest’ultima affermazione: generazione delle parti strumentali. Garage Band per iPad infatti, pur avendo un set limitato di funzioni rispetto alla sua controparte per OSX, permette di “suonare” un ampia gamma di strumenti virtuali. Si va dalla chitarra elettrica o acustica con diversi effetti da applicare, al piano, tastiere, Pad, sintetizzatori, diversi set di batteria ecc. Ovviamente con sensibilità alle diverse intensità di tocco. Tutto questo in un app di 3,99€ che vi permetterà di “umanizzare” notevolmente i brani in un cui vi cimenterete. Purtroppo tutto questo lascia l’amaro in bocca quando scoprirete che, una volta suonate le tracce del vostro brano, non potrete entrare nella visualizzazione così detta “Piano Roll” per modificare le singole note individualmente. Questo purtroppo non è permesso, ma nessuno vi vieta di esportare il brano sul vostro Mac tramite iTunes Connect e completarlo nei dettagli su Garage Band per OSX. Perché non fare tutto con quest’ultimo? Beh proprio per quello che abbiamo appena spiegato: provate a suonare una batteria o a schitarrare degli accordi come se lo faceste realmente, le vostre performance sembreranno improvvisamente reali come nel brano che ho realizzato e inserito in questo post. Inoltre, cosa non di poco conto, impiegherete una frazione del tempo per completare una traccia, di batteria per esempio, anche grazie all’utilissima funzione di quantizzazione che rimetterà miracolosamente in ordine tutti i vostri tocchi “fuori tempo”.
Il mio consiglio è: che siate dei musicisti o meno provate questa app, vi sbalordirà, vi lascerà senza parole. Per 3,99€ vale sicuramente la pena di provare l’emozione di sentirsi artisti e per una volta ancora constatare la magia di Apple.
Garage Band for iPad/iPhone – 3,99€
it’s all in the Database
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E’ tutto nel database, recita il video promosso dalla TvLicensing inglese (http://www.tvlicensing.co.uk/). Una velata minaccia per ricordarci che è inutile nasconderci, inutile ostinarci a cercare scuse eventuali per non pagare quello che è il loro canone Rai. Le informazioni di cui hanno bisogno, cioè il nostro nome e il nostro indirizzo, sono tutte custodite in un efficientissimo database. Cosa sarebbe successo in Italia se l’Agenzia delle Entrate avesse promosso una campagna con uno spot del genere (peraltro bellissimo) non lo voglio nemmeno immaginare, però è innegabile che il concetto ha il suo fascino.
Ancora più fascino acquista in questi giorni in cui si discute dell’odiato provvedimento secondo cui i movimenti dei nostri conti privati verranno trasmessi all’Agenzia delle Entrate. Certamente non posso negare che il tutto ci riporta prepotentemente in mente il “Grande Fratello”, quello nobile di Orwell. Ma la notizia, vista con gli occhi di un informatico, non può che suscitare domande sensibilmente diverse da quelle che la gente comune si pone, ovvero: Che razza di database sfrutteranno per immagazzinare una quantità tale di dati? E dove sarà la server-farm? Ne costruiranno una nuova o ne useranno una pre-esistente? Di proprietà dello Stato o della Telecom? E se sarà di quest’ultima, che livello di confidenza hanno raggiunto gli accordi tra lo Stato e la Telecom, azienda ormai del tutto privata?
Detto questo chiaramente, da informatico che ormai ha proclamato la sua totale avversione a qualunque concetto di privacy, sostengo la legittimità del provvedimento. Primo perché è una misura realmente efficace nella lotta all’evasione (macro e micro), secondo perché utilizza dei criteri di tecnologia, terzo perché l’Agenzia delle Entrate potrà (e sottolineo potrà e non dovrà) dare mandato alla GdF di attenzionare non più soggetti selezionati a caso o secondo criteri oscuri, ma tramite degli allarmi scattati dall’affluenza di dati anomali da parte dei conti correnti. E qui ovviamente l’informatico proverà di nuovo feroci brividi di goduria nell’immaginare poderosi trigger che si scatenano automaticamente alla lettura di un record proveniente da un conto corrente che ha subito un prelievo di 30.000€ contanti da parte di un contribuente che ne dichiara 15.000 l’anno.. Ma queste, lo ammetto, sono veramente perversioni da informatici egocentrici.
Lo facciamo? No! Magari però si.. magari anche no.
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Fonte: http://www.macitynet.it/macity/articolo/HP-nel-2012-o-2013-in-arrivo-il-prossimo-tablet-webOS/aA56089
Verrebbe da dire: basta che vi decidiate! Però c’è anche da capire che HP ha cambiato al vertice tre personalità importanti che hanno preso decisioni altrettanto importanti. Il consiglio d’amministrazione dovrebbe però vigilare su queste personalità un po’ burrascose visto che tra acquisizioni miliardarie di software-house, dismissioni di dipartimenti interi e poi parziali smentite, acquisizioni di OS mobile, uscita di dispositivi con conseguente ritiro dal mercato, ma anzi no perché a 100$ vende. Poi rendiamo il sistema operativo Open-Source ma.. tranquilli, riprendiamo anche lo sviluppo! Insomma un po’ più di chiarezza non farebbe male. Certo quale sia il sogno nascosto di HP l’abbiamo capito tutti: replicare il successo di Android con un SO generalista da poter piazzare sui dispositivi dei produttori di smartphone e tablet. Ora che molti produttori covano il seme del dubbio nato dall’acquisizione da parte di Google di Motorola Mobile, un altro sistema altrettanto valido e versatile, open al punto da poter essere personalizzato, farebbe sicuramente gola a chi non può permettersi lo sviluppo di un SO alternativo come sta facendo ad esempio Samsung col suo Bada. In ogni caso, coloro i quali hanno avuto la fortuna di provare un TouchPad, riferiscono che è sicuramente l’unica alternativa all’iPad, unico vero attore nel segmento dei Tablet. Settore che pur contando un buon numero di contendenti al trono, vede ancora un’unica soluzione praticabile: quella appunto della mela.
Riuscirà HP a strappare una fettina di mercato al robottino di Google? E con le apps come farà? Si appoggerà al Market-Place o si dedicherà ad una soluzione alternativa?
WebOS per tutti!
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Oh oh oh.. e cosa accadrà ora che il mercato potrà attingere a un nuovo sistema operativo completamente gratuito e open-source? Dopo che Google ha acquisito Motorola il dubbio dev’essersi insinuato nei grandi acquirenti del suo Android se alcuni di essi, Samsung su tutte, hanno continuato lo sviluppo di un sistema operativo proprietario come Bada. E ora che c’è WebOS sul mercato cosa faranno HTC, Sony Ericsson, LG & Co?
Anche i Google piangono…
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… recitava il titolo di una famosa telenovelas. O forse no? Ah già! Era “Anche i RICCHI piangono”. Beh ma c’è molta differenza? In fondo no.. ma di cosa sto parlando? Dell’ultima notizia (http://punto-informatico.it/3255003/PI/News/google-vittima-un-falso-certificato-ssl.aspx) che vuole il colosso di Mountain View sotto scacco dell’ennesimo gruppo di cyber-criminali (no.. per favore, basta con la leggenda dell’adolescente hacker solitario!) che ha intercettato, diciamo così per usare un eufemismo, un certificato SSL con il quale è possibile de-criptare le comunicazioni dei siti appartenenti a Google. SSL (Secure Socket Layer) è un protocollo che permette lo scambio di chiavi per la criptazione e decriptazione di un messaggio. Il certificato valida l’accesso a una pagina protetta con questa tecnologia. Possedere un certificato significa azzerare il livello di protezione di quelle pagine.
Ora però voglio sfruttare questa notizia per tornare su un mio tormentone: chi crede ancora nella sicurezza? Come vedete sempre più spesso non è in discussione la tecnologia ma gli anelli deboli della catena. Questi certificati vengono rilasciati da enti di certificazione (CA, Certification Authority) sparsi per il mondo. Ecco il nostro anello debole. Voglio dire… ma come sono entrati questi loschi figuri, in possesso di questo certificato? Questo benedetto anello debole si chiamerà per caso sempre ESSERE UMANO?
A cosa servono i Tablet? (Parte 2)
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Secondo post della serie dedicata ai tablet. In questo caso, occupandoci di apps esclusive per iPad, parleremo di quest’ultimo e non di tablet in generale. Oggi vi consiglierò quattro app fondamentali per un uso lavorativo di questo strumento. Cominciamo dalle prime tre che compongono, sul fratello maggiore OsX, la suite da lavoro iWork, ovvero Pages, Numbers e Keynote.
iWork
Pages – 7,99€ Numbers – 7,99 € Keynote – 7,99€
Si tratta rispettivamente di un editor di testi, di un foglio elettronico e di un app per realizzare presentazioni. Tutti e tre fratelli minori dei rispettivi software per Mac. Quello che vi stupirà di queste apps, in particolare Numbers e Keynote, è la ricchezza di opzioni e di templare già pronti che li rendono strumenti preziosi e non, come spesso succede in questi casi, brutte copie di software celebri di cui portano soltanto il nome per avere un buon richiamo commerciale. Non è, in altre parole, un “vorrei ma non posso”. Potremmo quasi dire che questo trio di app rappresentano uno dei veri valori aggiunti dell’iPad rispetto alla concorrenza. Supportano chiaramente innumerevoli opzioni per il trasferimento dei files come iTunes USB, iWork’s.com, Email, iCloud (Mobile Me iDisk per ora), ecc.
iFiles – 2,39€
Complemento ideale dei software di elaborazione documenti è un app di questo genere che permette di fare diverse cose. Partiamo da un quesito comune a chi si avvicina a un tablet come l’iPad che non ha (apparentemente) porte usb per comunicare con l’esterno. La prima domanda è, solitamente, “ma come faccio a metterci su i miei documenti”? Senza tediarvi con le mie considerazioni personali su quello che penso dei supporti di memorizzazione come chiavette USB, ecc. vengo subito a dirvi che iFiles permette di fare proprio questo… e molto di più! Come fa? Semplice: a parte la solita, classica possibilità offerta da iTunes di caricare e scaricare files da e verso l’iPad, iFiles vi permetterà di aprire Safari o qualunque altro browser, inserire un indirizzo che lui stesso vi mostrerà (a prova di incapace insomma) e sfogliare il contenuto delle cartelle di iFiles stesso. Così potrete caricare dei documenti, organizzarli in cartelle,ecc.
Ma ancora non è finita. iFiles già di suo è capace di visualizzare una gran quantità di documenti, peraltro con features interessanti come la possibilità di sfogliare i pdf con l’animazione del volta pagina che tanto piace ai neofiti. Compatta e scomparta file zip, permette di inviare email con allegati multipli, importa immagini dall’applicazione “immagini” di sistema e può fare anche il contrario, cioè può salvare immagini importante in iFiles tramite i metodi suddetti all’interno dell’applicazione di sistema. Dulcis in fundo, caratteristica davvero entusiasmante, supporta i più importanti servizi di files sharing e cloud computing come Google Docs, DropBox, FTP, Amazon S3, SugarSync, Picasa Web Album, Flickr, MobileMe e chi più ne ha più ne metta. Un esempio di questa funzionalità? Configuro l’account di Google Docs e accedo a tutti i documenti che ho nella nuvola, ne apro uno, me ne faccio una copia in locale oppure ne zippo una serie e li invio tramite mail. Inoltre aggiunge le sue funzionalità di lettura di molteplici formati di documenti a Safari. In questo modo quando scaricherete un file che iFiles è in grado di leggere uscirà il tastino “Apri in iFiles” direttamente in Safari. Insomma le possibilità sono infinite. App MUST HAVE!
Ecco, con queste quattro apps siete già un bel passo avanti nell’uso professionale di un tablet come l’iPad. Lasciatevi sorprendere da come muterà il vostro modo di intendere il computing e internet in generale. Qui comincia la rivoluzione dei tablet.
La bella favoletta della Business Continuity
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Ero indeciso se iniziare questo post con il titolo “Under Attack?”. Poi ho pensato che sarebbe stato più professionale parlare di questa cosa meravigliosa di cui si parla troppo spesso senza cognizione di causa: La Business Continuity. Ovvero il Santo Graal del mondo informatico.
Nel parliamo quando vogliamo implementare la virtualizzazione, quando cambiamo sistema di backup, quando installiamo un nuovo storage, quando parcheggiamo i dati nel Cloud. Insomma: è il sogno di qualunque informatico e di qualunque imprenditore, sedersi su una poltrona ed esser sicuri che il proprio sistema non si fermerà mai.
Poi succede che, ad esempio, il posto dove più di ogni altro si può affermare che ogni secondo perso corrisponde a milioni se non miliardi di valuta locale andati in fumo, subisca sei, e dico SEI malfunzionamenti in soli 8 mesi. Non tutti nello posto d’accordo, ma sempre di borse si tratta. Sidney, Londra, Milano, New York. Nessuna esclusa. Chi ferma per pochi minuti, chi per delle giornate. “Com’è possibile?” è la domanda che nelle migliori delle ipotesi vi starete facendo. Nel posto dove di più si dovrebbe investire, e sicuramente lo si farà, per la business continuity, si subiscano tanti disservizi in così poco tempo? Fosse successo soltanto a Piazza Affari per carità, staremo già tutti ridendo dell’ennesimo scivolone italiano. Qualcuno avrebbe già inventato una barzelletta con protagonista il premier. Ma qui c’è di mezzo il mondo intero! Unica costante? i sistemi informatici. Allora vi lascio con una domanda, lungi da me averne la risposta: siamo davvero pronti per pronunciare le due fatidiche parole? Oppure sotto sotto il sospetto è che in quelle server farm che hanno lasciato a piedi i nostri trader non ci sia attaccato un santino di S.Gennaro con su scritto “Fateci la grazia”?
A cosa servono i Tablet? (Parte 1)
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Se lo chiedono in tanti, me lo chiedono in troppi: A cosa servono ‘sti benedetti tablet? A dire la verità la domanda viene in realtà così posta:”Ma con l’iPad cosa ci posso fare? Posso sostituire il portatile?”. Ecco, questo è il primo di una serie di post che ha come scopo quello di darvi spunti su come utilizzare, o meglio sfruttare, questo strumento che è destinato a rivoluzionare il modo di intendere la tecnologia. Non che ve l’abbia ordinato il medico, chiaro. Però, spesso non conoscere l’utilità di un oggetto ci costringe a fare le stesse cose in maniera molto più laboriosa, soltanto perché nessuno c’ha spiegato quanto è semplice farlo con uno strumento più adatto.
E poi ci sono le aziende; parecchie hanno dotato la propria forza vendita di iPad ma.. cosa possono farci realmente i fortunati possessori di tablet oltre che sfogliarci dei bei PDF? Ecco qui una serie di incontri nati proprio a questo fine. Cominciamo dal primo dunque.
http://itunes.apple.com/us/app/flipboard/id358801284?mt=8
Chiariamolo: iniziamo da un’app che non ha fini lavorativi, ma è praticamente la risposta definitiva a tutte le esigenze di news. FlipBoard è un impaginatore di RSS e social network. Traduzione: fa diventare tutte le notizie dei nostri siti preferiti e dei nostri social network (facebook, Twitter, LinkedIn) un magazine interattivo. In un unico posto possiamo leggere tutto: notizie, aggiornamenti delle nostre pagine e dei nostri amici. Un app che rivoluziona il concetto di magazine consentendoci di realizzare la nostra rivista personalizzata con i contenuti che desideriamo. Provatela, è gratuita!
“Ma la nostra azienda è SICURA?”…
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Oggi voglio discutere con voi di questa domanda che, per chi fa il mio mestiere, è una vera spada di damocle. Prima o poi i nostri superiori o capi arriveranno a chiedercelo e noi, solitamente, non sappiamo come rispondere! A meno di non farfugliare una serie di frasi sconnesse che appariranno ai nostri interlocutori come un triste tentativo di rispondere ad una domanda alla quale non sappiamo rispondere. Il tutto chiaramente verrà tradotto nell’unica risposta possibile, e cioè “NO”.
Ma come potrebbe essere altrimenti? Cos’è la sicurezza oggi? Di fronte ad attacchi andati a buon fine di network mondiali come quello di Sony (qui), piuttosto che ai veri centri nevralgici dell’intelligentia informatica come il politecnico di Milano e della SDA Bocconi (qui Inutile che scrivano una nota affermando che non sono stati trafugati dati sensibili, ci crediamo poco), come possiamo sperare di potercene stare tranquilli e sereni davanti la scrivania del nostro amato ufficietto da IT Manager?
La sicurezza è una cosa complessa e abbraccia molti aspetti. Uno dei quali, spesso trascurato, è quello legato alle infrastrutture fisiche. Parlo di cavi di corrente, raffreddamento, impianti anti-incendio, ecc. Vi ricorda qualcosa? No? Beh chiedetelo a quelli di Aruba che, dopo l’incendio del 29 aprile (qui Primo black-out del più grande gestore italiano di domini) ha dovuto fare i conti di nuovo con un black-out, quello del 08/07, avvenuto proprio per un guasto conseguente all’incendio del 29/04 (qui).
Ma vogliamo parlare dell’anello più debole della catena? Quello di fronte al quale i più grandi esperti del mondo abbassano le mani? Eh si, proprio voi miei cari utenti. Proprio voi che cambiate le password con i nomi dei vostri figli. Proprio voi che, quando noi informatici elaboriamo criteri di severità delle password e ve ne generiamo una complessa, la scrivete su un Post-IT e l’attaccate sul monitor del vostro computer. Proprio VOI CHE LA COMUNICATE AL TELEFONO AL VOSTRO COLLEGA CHE VI SOSTITUISCE PER UN PAIO D’ORE. Contro di voi, cosa possiamo fare?
Dunque, cos’è la sicurezza? Siamo in grado veramente di parlarne oggi? E come sarà la situazione tra un paio d’anni? Quando la diffusione della banda larga sarà pressochè totale e l’IPv6 esporrà ogni singolo dispositivo al selvaggio mondo della rete?
Ai posteri…